Dopo la richiesta avanzata l’8 marzo dal Partito Democratico e dai Giovani Democratici di Venosa sulla possibilità di utilizzare l’ospedale cittadino per incrementare la disponibilità di posti letto nella regione al fine di fronteggiare con più forza questa terribile emergenza, la regione Basilicata non ha mai dato spiegazioni chiare ed argomentate facendo cadere la nostra comunità nella confusione.

Già il 14 marzo è stato chiesto all’assessore Leone di chiarire, in maniera dettagliata, il progetto di trasformazione temporaneo dell’Ospedale S. Francesco di Venosa.

Nella risposta su facebook poche parole confuse, ma nulla di più.

Fortunatamente, con un mese di ritardo, il consigliere regionale, nonché presidente della IV commissione, Massimo Zullino con un video messaggio rassicura la comunità affermando che non bisogna temere una chiusura della struttura (da lui considerata già chiusa), ma bisogna trarre vantaggio da questa spiacevole situazione approfittando delle trasformazioni effettuate (circa 800 mila€ di lavori) per incrementare l’attività del nosocomio in ottica futura.

Nei giorni scorsi, però, abbiamo scoperto che il governo regionale pare abbia deciso di realizzare due ospedali da campo, donati dal Qatar alla Basilicata, uno a Policoro ed uno a Potenza, per 500 posti letto da aggiungere ai già predisposti 350 disponibili nei DEA di Matera e Potenza per un totale di 850.

Tenendo conto del notevole abbassamento dei contagi e soprattutto dell’esiguo numero di pazienti ospedalizzati (ad oggi 68 unità dall’inizio dell’emergenza) risulta alquanto improbabile che il P.O.D. di Venosa possa essere mai utilizzato come ospedale Covid, almeno questo è ciò che tutti ci auguriamo, e che comunque i due ospedali da campo rappresentano già un’ottima soluzione su cui contare, se mai ce ne fosse bisogno.

Prendendo in considerazione l’imminente partenza della “fase 2”, che comporterebbe il ritorno a lavoro di molte persone, diventa ancor di più necessario ripristinare alcuni servizi pubblici come il nucleo Alzheimer, la lungodegenza e la fisiatria.

Trasferire il reparto Dialisi avrebbe senso se il nosocomio venosino fosse occupato da pazienti COVID-19, ma se i numeri ci dicono che ad oggi, che siamo in fase di discesa della curva dei contagi, abbiamo occupato solo l’8% dei letti destinati nei DEA di Potenza e Matera, compresi gli ospedali da campo, che senso ha stravolgere, sin d’ora, il destino dei tanti pazienti ospedalizzati nei diversi reparti del San Francesco?

Con i lavori di miglioramento eseguiti si DEVE assolutamente pensare ad una ripartenza della struttura ripristinando le prestazioni specialistiche, come l’oculistica, per esempio, fiore all’ occhiello della Regione.

L’Ospedale di Venosa è sempre stato un riferimento importante per l’intera area e DEVE continuare a svolgere un ruolo centrale nel Servizio Sanitario Regionale; non possiamo sottrarre servizi ospedalieri nell’ipotesi di un utilizzo diverso e forse non necessario nonostante l’emergenza.

Non ci sottraiamo alla disponibilità dichiarata nel recente passato, ribadiamo la nostra idea di contribuire alla gestione dell’emergenza ma non accettiamo di mantenere una struttura svuotata di tutto nell’attesa di accogliere pazienti Covid che oggi, forse e speriamo, non arriveranno mai.

La perplessità accresce se entriamo in un aspetto tecnico da non sottovalutare e per il quale chiediamo ulteriori spiegazioni.

Leggendo la normativa vigente in materia di requisiti specifici per l’accreditamento delle strutture di Malattie Infettive emergono particolari strutturali che crediamo possano compromettere l’utilizzo della struttura con questa destinazione d’uso.

Questo ci preoccupa ancora di più sulla possibilità che il P.O.D. di Venosa possa essere destinato al sostegno per l’emergenza Coronavirus.

Il clima di incertezze generato da una scarsa e confusa comunicazione da parte dell’unità di crisi del governo regionale, l’assenza di documenti ufficiali, che il più delle volte risolverebbero tutte le apprensioni che dominano gli animi dei venosini, ci porta a chiedere ancora una volta, e con maggiore forza, di chiarire e risolvere le questioni riguardanti l’ospedale San Francesco perché si possa definitivamente porre fine a questa querelle che ha solo fatto emergere il dilettantismo interno del governo regionale.

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