Il decreto legge n.14 del 9 marzo 2020, prevede la formazione su tutto il territorio nazionale delle cosiddette USCA, le Unità Speciali di Continuità Assistenziale. Queste équipe speciali sono formate da medici, soprattutto giovani, che si occupano di fornire assistenza durante l’isolamento domiciliare di chi è positivo al coronavirus e hanno lo scopo di alleggerire il carico di lavoro di medici di famiglia e pediatri, riducendo i loro rischi ed evitando il peggioramento del quadro clinico con un danno polmonare e multiorgano.

Le USCA lavoreranno in stretto rapporto proprio con i medici di base (MMG), sono anche loro esperti di medicina generale, ma potranno intervenire con le giuste dotazioni di sicurezza, in modo da impedire che i loro colleghi si ammalino e possano a loro volta contagiare altri pazienti

Le équipe speciali intervengono su indicazione del medico di famiglia o del pediatra, dopo che questi abbiano fatto un’attività di triage telefonico, per evitare che pazienti con sospetto contagio, con sintomi o senza, si rechino negli ambulatori medici, in guardia medica o presso i Pronto Soccorso, rischiando di contagiare anche altre persone o gli operatori sanitari.

Devono essere dotate di tutti i mezzi di protezione, come guanti, mascherine, ecc…, visitano a domicilio i pazienti e sono in stretto contatto con il medico di famiglia, con il quale possono fare un consulto telefonico o anche una videochiamata.

Sarebbe opportuno avere una piattaforma online su cui far pervenire le richieste dei MMG, i dati clinici di controllo dei pazienti anche ogni 48h, se stabili e infine raccogliere dati per una sintesi statistica che permetta di valutare il lavoro che è stato fatto.  Dopo l’intervento e a seconda dei casi potranno decidere se optare per il ricovero in ospedale o se proseguire con la gestione domiciliare come da protocollo condiviso e già operativo

In Basilicata sono state costituite 6 USCA in provincia di Potenza e 4 in quella di Matera e sarebbe importante conoscere ed approfondire quali siano le procedure e le attrezzature che oggi queste équipe speciali utilizzano.

Ci risulta che non esistono protocolli ufficiali a partire dall’equipaggiamento dei DPI, alle procedure di vestizione e svestizione degli operatori coinvolti (medici, infermieri, autisti), alla formazione sulle procedure di prelievo del tampone rinofaringeo, alla eventuale prescrizione di farmaci che in altri territori ormai prescrivono regolarmente le USCA.

Tenendo conto che A.I.F.A. ha autorizzato l’uso di farmaci specifici, (idroclorochina e azitromicina con clexxane 4000 x 2 dopo 24 ore da sintomi indicativi di infezione probabile da COVID), sarebbe opportuno inserire anche nel consenso informato una specifica “liberatoria” per correttezza medico-legale.

Altra criticità di questo percorso è la difficoltà a reperire nelle farmacie esterne i farmaci che potrebbero però essere distribuiti dalla farmacia ospedaliera territoriale. È ormai da tutti condivisa la necessità di una terapia domiciliare precoce nei primi giorni che ancorché’ empirica, sta comunque dimostrandosi utile in moltissimi casi, usata anche da altre nazioni.

In Basilicata circa il 78% dei pazienti Covid sta trascorrendo la malattia in isolamento domestico; attualmente chi li segue? Quali parametri vengono rilevati? Sono stati notati cambiamenti clinici peggiorativi o migliorativi? Quanti sono stati ricoverati in questi giorni?

Questi temi riteniamo siano fondamentali per la tutela della salute dei cittadini e soprattutto per quella degli operatori coinvolti, i più sottoposti al rischio contagio.

A questo punto sarebbe utile sapere:

  • Da chi sono formate le équipe USCA in Basilicata: solo infermieri?
  • Hanno DPI adeguati? Quali?
  • Hanno fatto un training formativo non solo sulle modalità di prelievo del tampone, ma anche su quelle dedicate alla vestizione/svestizione?
  • A quale protocollo di stratificazione clinica fanno riferimento se individuato un positivo? (positivo asintomatico, con sintomi lievi, con sintomi importanti);
  • E’ previsto un protocollo di terapia farmacologica a domicilio? O solo monitoraggio di parametri clinici come la temperatura, la saturazione basale o durante walking-test?
  • Quali sono gli strumenti affidati in dotazione ai MMG ed al referente USCA (piattaforme di monitoraggio e di dialogo)?
  • Eventualmente quale terapia viene prescritta? Chi la prescrive? Chi controlla l’andamento clinico a domicilio? (le USCA o il MMG)
  • In quanto tempo dal triage telefonico del MMG viene eseguito e processato il tampone?
  • Chi prescrive i farmaci per la terapia a domicilio e chi assiste il paziente durante la terapia?
  • Quali strumenti di controllo e di dialogo vengono rilasciati in dotazione al paziente.

Occorre maggiore attenzione e maggiore chiarezza su questo argomento che potrebbe garantire maggiore tranquillità e soprattutto ridurre il rischio di peggioramento con conseguente ricorso all’ospedalizzazione e nella peggiore delle ipotesi alla terapia intensiva.

Si attivino subito chiari ed esaustivi protocolli.

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